L’ottimismo della conoscenza aveva ragione ma ci ha disarmati prima del tempo

Guido Silvestri vede la terra promessa in Israele e nei paesi con i vaccini, ma nonostante un miliardo di vaccinati nel mondo è record di contagi e decessi

I corpi delle persone morte a causa del Covid-19 cremati venerdì a Delhi est. New York Times

Ogni tanto, Guido Silvestri rivendica che «L’ottimismo della conoscenza aveva ragione, mille volte ragione». Infatti, dove è arrivato il vaccino, come negli Stati Uniti o in Gran Bretagna, il virus ormai è alle corde. Il professore aveva annunciato che sarebbe arrivata la cavalleria dei vaccini, mentre le solite prefiche dicevano che ci sarebbero voluti anni. L’esempio migliore è Israele, 9,2 milioni di abitanti, dove in media muore di covid una persona al giorno. È come se in Italia ne morissero 6 o 7 invece di 328. In Israele si contagiano 127 persone al giorno. È come se in Italia se ne contagiassero 825 invece di 13mila. La differenza? In Israele, la grande maggioranza della popolazione è stata rapidamente vaccinata, con i risultati sotto gli occhi di tutti.

Ma, nella capacità della scienza medica di realizzare vaccini anti-covid in un anno o due, confidavamo tutti. Poiché, siamo condizionati dal progressismo, pensiamo che la medicina possa sconfiggere tutte le malattie e che, nella storia, abbia sempre vinto, anche quando le malattie sono scomparse da sole, come l’influenza spagnola, o quando si sono affinate terapie e farmaci, senza trovare i vaccini, come nei confronti dell’Aids. Con il Covid-19 pare sia andata ancora meglio, per lo sforzo straordinario della ricerca e degli investimenti pubblici.

Tuttavia, oltre la realizzazione del vaccino, il tempo necessario per proteggerci considera l’organizzazione della sua produzione, distribuzione e somministrazione. La lotta contro il tempo prosegue, perché il virus continua a propagarsi e a mutare. Il professor Silvestri cita Israele, ma è un caso eccezionale. Israele, un piccolo paese, ha fatto la parte del laboratorio farmacologico, con un accordo reso noto dal ministero della sanità israeliano. Tel Aviv ha ricevuto dalla Pfizer tutti i vaccini necessari; in cambio le ha comunicato tutti i dati sui vaccinati.

Anche Stati Uniti e Gran Bretagna sono eccezionali. Il vaccino non gli è arrivato dall’estero; sono i due paesi produttori dei vaccini occidentali, quelli per noi sicuri, approvati dall’Agenzia europea per i medicinali (EMA). I due stati hanno dato la precedenza alla vaccinazione della propria popolazione, a scapito della distribuzione del vaccino nel mondo. Israele, Stati Uniti, Gran Bretagna sono modelli non replicabili nel breve periodo. Va poi considerato che sul calo di contagi e decessi in Gran Bretagna, ha influito un lockdown lungo e severo, come ha dichiarato Boris Johnson. Gli Stati Uniti, rimosse le chiusure, sono tornati ad avere in media 70 mila casi al giorno e 700 decessi.

Il problema è globale. Nel mondo, abbiamo oltre un miliardo di vaccinati. Al tempo stesso, abbiamo il record di contagi, oltre 800 mila al giorno e 12 mila decessi. Nell’immediato non basta avere il vaccino e tanti vaccinati per contenere la pandemia, se si rimane incompetenti o riluttanti nel testare, rintracciare e isolare le persone infette, loro contatti; limitare le riunioni e imporre le distanze sociali; imporre blocchi. Il dissenso non riguarda l’efficacia prossima della scienza medica. Ma l’idea che, nell’attesa, possiamo rilassarci e tornare alla vita di prima. In India, il paese che sta guidando la nuova ondata della pandemia globale, il primo ministro Modi, dall’inizio dell’anno, si è comportato come se la battaglia contro il coronavirus fosse vinta; ha revocato le restrizioni, permesso manifestazioni elettorali e feste religiose.

I brillanti risultati di Israele, che il professor Silvestri mette a confronto, con gli impietosi dati del nostro paese, l’Italia li aveva raggiunti nel luglio scorso, senza il vaccino, per effetto del lockdown. Avevamo quasi vinto con le semplici e antiche armi. Ma il positivismo scientista fu usato per disarmarci prima del tempo. Uscite, circolate, tornate a consumare, l’emergenza è l’economia, perché il virus ormai è morto; se anche risorge, ci penseranno i vaccini, i farmaci, la tecnologia del tracciamento a sistemarlo. Risultato: 120 mila morti. L’ottimismo della conoscenza ha avuto ragione, ma ha avuto ragione in questo modo, a questo prezzo.

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