«La fragile coscienza femminile che si pente di una notte di follia sessuale e poi denuncia» | Mitologie sulla violenza

Dubbi affacciati. Obiezioni logiche. Osservazioni della realtà. Coscienze maschili che congetturano sulle coscienze femminili

Photo by engin akyurt on Unsplash

A proposito del video di Grillo, Giuliano Ferrara ha chiesto di poter affacciare un dubbio: che la ragazza di Porto Cervo si sia pentita di una notte di follia sessuale e abbia ritirato il consenso per sgombrare da un incubo la sua coscienza fragile femminile. Tale dubbio si affaccia spesso nei dibattiti sulla violenza. Ma oggi più di ieri, sembra molto debole sul piano logico. Perché mai una ragazza desiderante di fare l’amore, dovrebbe poi pentirsene? Ammesso che sia possibile, perché mai il pentimento dovrebbe portarla a sovraesporsi in pubblico, in un processo, dove l’imputata diventa lei?

Obiezione sollevata da molti, tra cui Alessandro Capriccioli. Gli ha controreplicato, Guido Vitiello. Secondo il quale è pericoloso ragionare per la via deduttiva della plausibilità psicologica. Bisogna procedere per l’altra via: casi simili sono accaduti? Solo dopo — se la risposta è sì — possiamo cercare di risalire a una logica psicologica che ne renda conto. Secondo Vitiello, che dice di aver studiato un po’ di vicende americane, ci sono anche casi che ricadono esattamente, ma proprio al millimetro, nella descrizione psicologicamente implausibile evocata da Capriccioli. Il concetto, aggiunge, è semplicissimo: partire dall’osservazione della realtà anziché dalle nostre teorie.

Tuttavia, se un dubbio si affaccia di frequente, ciò avverrà sulla base di una casistica ampia e nota; non su casi rari e sconosciuti, rintracciabili con il lanternino in qualche parte del mondo; oppure avviene sulla base di una logica plausibile. Altrimenti, poiché può capitare di tutto, fuori da ogni logica conosciuta, può affacciarsi qualsiasi dubbio, come un cecchino che spara a caso dai tetti. Per esempio, lei c’è stata, si è divertita un sacco, poi si è voluta concedere l’emozione supplementare sado-masochista di una causa giudiziaria per stupro. Non ha senso, ma secondo la logica di Vitiello, bisogna solo studiare se ciò sia mai accaduto e poi ricostruirne il senso.

Non sappiamo cosa egli abbia studiato in America, immagino perizie, sentenze, inchieste giornalistiche. Può affacciarsi il dubbio (questo si con i suoi precedenti), che siano state scritte in modo scorretto, molto condizionato dai pregiudizi sullo stupro. Per quanto ci sforziamo di essere obiettivi, osserviamo la realtà attraverso il filtro interpretativo delle nostre teorie, delle nostre credenze e dei nostri interessi.

Un uomo può credersi un osservatore valido e disinteressato della coscienza femminile? Specie quando si parla di violenza maschile sulle donne? Più cautamente, può fare qualche ipotesi sulla coscienza maschile. Cosa la porta ad affacciare dubbi illogici e a ricercare l’improbabile? Come arriva un uomo, anzi tanti uomini, per tanto tempo, a credere che una donna desideri fare l’amore, poi si penta, poi denunci?

Mi è mai successo di voler fare qualcosa con qualcuno, poi pentirmene, poi denunciare la mia controparte? Ricordo una faccenda simile. All’età di 18 anni, fui avvicinato a scuola da dei venditori di libri, che mi proposero di acquistarne una serie, a loro dire molto utile per preparare l’esame di maturità. Mi parvero convincenti, dissero di essere autorizzati dal preside dell’Istituto. Quindi, firmai il contratto d’acquisto, davanti ad altri studenti minorenni. Mi sentivo importante. Avevo la maggiore età. Ma non i soldi. Quindi, riferii a mia madre che si arrabbiò molto: devi studiare sui libri che ti indicano gli insegnanti, non i venditori. Questi si rifiutarono di recedere. Ero maggiorenne, avevo dato il consenso. Mia madre protestò con il preside, il quale disse di aver autorizzato la presentazione di libri, non la vendita. Ritirò l’autorizzazione. Se i venditori non avessero annullato i contratti, sarebbero stati denunciati.

Così succede di voler fare, pentirsi e denunciare. In reazione a una truffa. Non è forse vero che molti stupratori, e i loro empatizzanti, non si sentono dei violenti, ma degli imbroglioni molto furbi? Che cercano di estorcere favori sessuali da una ragazza con l’inganno, facendola addormentare, ubriacare, o usando qualche espediente maniplatorio o coercitivo? Per renderla fragile e abusare della sua fragilità. Appena lei può elaborare quello che le è successo, se ne pente (nel senso che si sente in colpa, come spesso capita alle vittime) e forse denuncia. Ecco che allo stupratore, e al suo empatizzante, si affaccia quel dubbio.

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