Il ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan

Gli americani hanno ucciso Osama Bin Landen, ma non hanno sconfitto i talebani, che potrebbero tornare al potere o continuare la guerra contro il governo di Kabul

Kabul, Afghanistan | Photo by Mohammad Rahmani

Dopo l’11 settembre, quando George W. Bush decise di invadere l’Afghanistan, si temette che gli Stati Uniti potessero impantanarsi in quel paese come già accadde all’Unione Sovietica. La propaganda rassicurante rispondeva che ciò era impossibile. L’Urss aveva voluto conquistare un paese sovrano; gli Usa volevano solo liberarlo da un regime spietato. Compiuta l’opera, si sarebbero ritirati. Tuttavia, i sovietici rimasero in Afghanistan dal 1979 al 1988; gli Usa dal 2001 al 2021. Se riusciranno a ritirarsi quest’anno, come concordato da Donald Trump con i talebani, e come ribadito da Joe Biden, che ha fissato la data ultima proprio l’11 settembre.

Per il presidente degli Stati Uniti, si può essere soddisfatti di avere ucciso Osama Bin Landen. Dopo di allora, sotto Barack Obama, gli americani hanno rafforzato la loro presenza militare in Afghanistan. Joe Biden, da vicepresidente, non era favorevole. Ora, dice, questo rafforzamento a sostegno della diplomazia ha avuto un decennio per dimostrare la sua efficacia. Continuare a rinviare il ritiro, nell’attesa di condizioni perfette che non si concretizzeranno mai, non ha senso.

In effetti, i costi sono pesanti. Secondo il Pentagono, le operazioni militari statunitensi in Afghanistan sono costate 824,9 miliardi di dollari. Peggio ancora, i costi umani. 2448 soldati americani sono morti; i civili uccisi, cosiddetti effetti collaterali, si calcolano in 35–40 mila. Il ritiro americano, però, non metterà fine alle sofferenze umane, che anzi potrebbero persino aggravarsi, perché proseguirà la guerra civile tra il governo nazionale e i talebani; forse i talebani riprenderanno il potere e cancelleranno la relativa emancipazione delle donne a Kabul e nelle zone «liberate». Molte persone saranno esposte alla vendetta.

Questo bilancio depone a favore del ritiro. Come può insistere un’occupazione che non risolve la guerra? Ma depone anche a favore della permanenza. Le armi a sostegno della diplomazia non bastano, se non si spendono molti soldi per ricostruire una società. Non è compito degli americani, ma compete a chi destabilizza, poi stabilizzare. Se l’America ha sbagliato a invadere l’Afghanistan, oggi può ritirarsi così? Al punto che lo stesso ritiro, per quanto concordato, potrebbe comportare feroci battaglie. Al posto degli afghani (e delle afghane), vorremmo che gli americani se ne andassero?

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