Il rischio ragionato di Mario Draghi sulla salute per le riaperture

Scommette sull’aiuto del caldo e sulla vaccinazione di massa. Ma in Cile e negli Stati Uniti, nonostante i molti vaccinati, ritorna il contagio, a causa delle riaperture precoci

Conferenza stampa del Presidente Draghi — Palazzo Chigi 16 aprile 2021

Nella conferenza stampa del 16 aprile, Mario Draghi ha rappresentato le riaperture come «rischio ragionato». Un’espressione diversa da quella passata sui giornali di «rischio calcolato». I calcoli sono operazioni matematiche; i ragionamenti operazioni logiche; la quali possono mettere i numeri in secondo piano e considerare altri dati.

Un dato considerato è il disagio di alcune categorie sociali a cui il governo ha voluto dare risposta. La citazione è rimasta generica, come quei «mondi produttivi» che la Lega dice di rappresentare. Possiamo immaginare che nel disagio ci siano persone in difficoltà, al limite del licenziamento o del fallimento. Ma anche persone che potrebbero resistere, perché hanno molti risparmi da parte, ma vogliono continuare ad arricchirsi, mantenere un tenore di vita alto, non sacrificarsi, per il bene comune. Poiché, le leggi sono l’esito dei rapporti di forza, possiamo credere siano stati i ricchi, invece dei poveri, a imporre le riaperture.

Si ritiene che dalla loro parte ci sia la ragione economica. Ma, la ragione può mirare all’immediato o al futuro. Salvini evoca spesso il «buon senso» a sostegno delle sue posizioni. Eppure, quando eravamo piccoli e malati in via di guarigione, il buon senso delle nostre mamme ci diceva di fare la convalescenza, di non tornare subito a correre e giocare, altrimenti avremmo avuto una ricaduta, saremmo tornati a letto più malati di prima, quindi con più tempo e più soldi da dedicare alla cura. Quello che vale per i singoli, vale per tutta la società. Ma il nostro principio economico dice «meglio un uovo oggi che una gallina domani».

Un altro dato è l’arrivo della bella stagione. Qui Draghi ha parlato di «evidenze scientifiche». È stato dimostrato che i contatti all’aperto sono meno contagiosi dei contatti al chiuso, quindi si può dare precedenza alle riaperture delle attività all’aperto. In tal caso, l’evidenza scientifica si concilia con l’intuito e la misura può essere accolta con favore.

Molto più controversa è la riapertura delle scuole, addirittura di tutte le scuole. Roberto Speranza ha detto che le scuole sono l’architrave del paese e che riaprirle è un messaggio di fiducia nel futuro. Ma i problemi della scuola sono gli stessi di prima: sovraffollamento nelle aule e nei mezzi di traporto. Difficile credere che proprio l’ultimo mese e mezzo dell’anno scolastico faccia da architrave all’architrave.

Il dato più importante è la vaccinazione di massa. Con l’aiuto del caldo, il governo riapre nella scommessa che molto presto molta parte della popolazione, specie quella anziana e fragile, sarà vaccinata. Due paesi però ci ammoniscono. Il Cile e gli Stati Uniti. Dove una rapida ed efficiente campagna di vaccinazione ha portato a riaperture repentine e a un falso senso di sicurezza. Che ha rilanciato i contagi e rimesso in difficoltà gli ospedali.

Il governo italiano ha avvertito la popolazione che le riaperture comportano un rispetto ancora più rigoroso delle norme di sicurezza: uso delle mascherine, distanziamento, igiene personale. Tuttavia, in alcune situazioni come le scuole, queste norme sono spesso impraticabili. Inoltre, esistono degli orientamenti compatti. Chi spinge per riaprire vuole anche allentare il rispetto delle regole. Sia perché fa da intralcio, sia perché comunica preoccupazione.

Mario Draghi ha ammesso che la curva dell’epidemia sta scendendo meno del previsto. E che le riaperture, senza dubbio, non possono considerarsi irreversibili. Se l’epidemia riprenderà forza, bisognerà richiudere. Speriamo davvero che non succeda, perché vorrà dire ancora molti malati e molti morti. Una pessima retorica gli oppone i «morti di fame», ma è sulle potenziali future vittime del covid, che si corre il «rischio ragionato».

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