Beppe Grillo e la colpevolizzazione della vittima

Il sistema giudiziario è designato a proteggere gli uomini dal potere superiore dello stato, ma non protegge le donne o i bambini dal superiore potere degli uomini

Giornalisti o giudici? Beppe Grillo | YouTube

La violenza sessuale è la risposta degli uomini al conflitto tra i sessi. Cancella il conflitto e afferma il maschile come unico punto di vista. Quando gli uomini non possono cancellare il conflitto, lo neutralizzano. Per esempio, empatizzano con il violento sventurato o trasferiscono la questione nei confini dei conflitti maschili. Nel caso di Grillo che difende il figlio accusato di stupro, sono i conflitti tra i partiti, tra politica, giustizia e informazione, o tra garantisti e giustizialisti.

Un piano neutralizzante è quello giudiziario. Si predica il silenzio, perché non si usano le questioni «private», per prevalere in quelle «pubbliche», non si usa la giustizia, per vincere in politica. Mentre si parla, si antepone l’aggettivo «presunto» a ogni parola; si ostenta l’adesione al principio secondo il quale l’imputato è innocente fino alla sentenza definitiva, si dichiara totale fiducia nella magistratura, ci si rimette all’esito del processo.

Tuttavia, si stimano quattromila stupri l’anno. Un decimo delle vittime denuncia. Oltre metà delle denunce è archiviata. I rinvii a giudizio si risolvono in condanne nella metà della metà dei casi. All’aumento delle denunce non corrisponde l’aumento delle condanne. Lo stupro è il crimine più impunito. Allora, cosa può essere la fiducia nella magistratura? D’altra parte, dimostrare uno stupro è difficile e il garantismo recita che l’imputato deve essere condannato solo sulla base di prove certe. Ma quale prova certa può portare una donna che denuncia dopo giorni, settimane, mesi? Vale la parola di lei contro quella di lui, di fronte all’incerta competenza del giudice. Occorre almeno invertire l’onere della prova.

Secondo i giudici, cosa è uno stupro? Nell’immaginario, è un’aggressione violenta e diretta. Nella realtà, è spesso una pratica coercitiva e manipolatoria, vissuta come un gioco dall’aggressore, difficile da elaborare da parte della vittima. Che perciò denuncia anche dopo molto tempo. Secondo i giudici, cosa è il consenso? Per alcuni, è l’espressione del desiderio, per altri solo la mancanza di dissenso. Come i due criteri base per il settaggio dei firewall. Default-deny: permetto solo ciò che dichiaro, il resto è vietato. Default-allow: vieto solo ciò che proibisco, il resto è permesso. Senza una visione condivisa, la conduzione del processo e la sentenza dipendono molto dalle credenze del giudice. Ragion per cui leggiamo tante sentenze assurde.

Nella confusione di un diritto concepito per regolare i conflitti maschili nella sfera pubblica, ma ancora inadeguato nel regolare il conflitto tra i sessi, nelle relazioni personali e affettive, la linea della difesa è molto spesso quella messa in scena da Grillo. Un garantismo a tutela dell’imputato che si realizza come giustizialismo nei confronti della vittima. Aggredita una seconda volta per essere colpevolizzata. È la vittimizzazione secondaria messa a fuoco dai centri antiviolenza.

Il sistema giudiziario è designato a proteggere gli uomini dal potere superiore dello stato, ma non protegge le donne o i bambini dal superiore potere degli uomini. Esso fornisce, perciò, forti garanzie per i diritti degli accusati, ma nessuna garanzia per i diritti della donna vittima di violenza. Se ci si proponesse di ideare un sistema in grado di provocare sintomi intrusivi post-traumatici, non si potrebbe trovare niente di meglio di una corte di giustizia. Le donne che hanno cercato giustizia nel sistema giudiziario comunemente paragonano questa esperienza all’essere state violentate una seconda volta (Judith Lewis Herman).

Una soluzione è la presa di parola pubblica delle donne contro le molestie e i ricatti sui luoghi di lavoro, il movimento del #metoo, che ha marginalizzato la questione giudiziaria, per mettere al centro la questione politica, dei rapporti di potere. Gli uomini resistono, in parte sanzionandosi tra loro, in parte evocando il giusto processo, anche se nel complesso perdono credibilità; molti di loro credono alla parola delle donne.

Oggi, gli uomini come Grillo, e quelli che empatizzano con il suo dolore, hanno questo problema: la loro parola è meno credibile. Ancora peggio la parola urlata, che usa la violenza verbale per negare la violenza. L’eventuale archiviazione del caso o la sentenza di assoluzione, specie se sbandierata come dimostrazione d’innocenza, mostrerà che un tribunale non è in grado di rendere giustizia alle vittime. Ma non sarà efficace per riabilitare la reputazione di chi non ha saputo o voluto riconosce il male che ha fatto e chiedere scusa.

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